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Confessioni di garbata denuncia Lettere al professore – Le avventure di Andrea Sperelli Persichetti

Confessioni di garbata denuncia Lettere al professore – Le avventure di Andrea Sperelli Persichetti

 

Sono un odiatore acustico, lo confesso.

So di non essere l’unico, ma oggi mi va di confessarlo. Mi aggiro per il mondo odiando ogni forma di acustica molestia, da chiunque impartita. Natura, animali e sopra tutti il primate superiore per eccellenza, il sapiens, con evidenti tracce di DNA di Neandertal.

Le cattedrali ove il mio auricolare sentimento meglio si esprime sono i treni. Ivi le molestie audiometriche sono innumerevoli. Ne enumero solo le più crudeli:

1) Suoneria di messaggio più usata dalla maggior parte dei looser. Ora vi voglio immaginare preoccupati, occupati ad individuare se la vostra è annoverata nell’elenco…

2) Suoneria di chiamata telefonica con brano di canzone pop brutta (idem come sopra) o peggio di reggaeton.

3) Neonato che piange ininterrottamente. Lo so che non dovrei provarlo né tantomeno confessarlo, ma al quarantacinquesimo minuto di pianto senza interruzione, la tenerezza in me lascia il passo ad un vago desiderio di sedazione dell’infante. Rammento ai più che il puttino, per piangere e urlare, impiega un investimento energetico minimo, quasi irrisorio, mentre qualunque adulto, dopo meno di quattro minuti e quaranta secondi di urla a squarciagola, stramazza sfinito, colto da una feroce faringite fulminante con complicanze estreme che si protrarranno per almeno tre settimane e mezzo.

4) Ragazzino che frigna, generalmente in età prescolare, talvolta già discente elementare. Qui le emozioni political-social-scorrect diventano più estreme. Il desiderio di sedazione viene talvolta soverchiato da una irrefrenabile fantasia di omicidio familiare plurimo, diretto all’intera nucleo che ha dato la vita al piccolo svociante, fantasia malamente tenuta a freno da un mix tra reminiscenze di educazione catto-atea assorbita fin dall’asilo delle suore, con conoscenze delle condizioni di detenzione del nostro sistema carcerario, denunciate a più riprese da Emma Bonino durante le ultime centoquattro campagne elettorali di ogni ordine e grado.

5) popolana o popolano che parla al cellulare ad voce altissima, con forte accento regionale. I maschi neve volte su dieci parlano di calcio. Gli individui di genere femminile mescolano vicende affettivo sessuali a considerazioni enogastronomiche. Per lo più il telefonico scombinato dialogo avviene tra mamma e figlia, entrambe separate, non trovando le suddette nessun altro in grado di sopportarne, tollerarne, integrarne la presenza per più di quarantacinque o cinquanta minuti secondi. Molto spesso la popolana sintetizza tutte le suddette acustiche molestie in una occasione unica per turbare irreversibilmente la psiche degli astanti, ostentando uno smartphone con suonerie dal volume omicida associato a melodie micidiali, generalmente segnalanti il loro livello di stile personale e di personale bagaglio di risorse cognitive, emotive e soprattutto culturali, se non limitate, quantomeno avariate, accompagnate da due bambini, un neonato e uno in età prescolare o scolare. Frignanti entrambi contemporaneamente. L’ultima volta che sono incappato in questa mai denunciata violazione dei diritti umani, traumatica totalizzante esperienza di deflorazione auricolare, lo confesso, ho pensato con malcelata invidia ad alcuni innominabili casi di cronaca, troppo orrendi persino da citare, finiti con una coppia all’ergastolo e una famiglia molesta al camposanto.

Vorrei precisare che non c’è nulla di ideologico o pregiudiziale nel mio odio tonale, è semplicemente espressione emozionale del mio personale fastidio fisico verso i suoni molesti. Non ce l’ho con i telefoni o i bambini o le donne o il calcio. E’ che prendo il treno. E qui succedono cose. E io provo emozioni. A volte me ne vergogno. Come ora. Ma non ci posso fare niente. Mi limito ad odiare in silenzio. E’ spiacevole, lo so, ma non è illegale.

To be continued

Andrea Sperelli Persichetti

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1 Comment
  • node
    Posted at 03:14h, 18 giugno Rispondi

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